Solo il Cristo storico il risorto

      

Solo il Cristo storico il risorto

   the gospel 12 2008 - 20:32

Come risulta anche dal dibattito su il foglio, sono pi che mai attuali e aperte le domande sul senso della nostra vita di credenti: Che significato ha la morte e la resurrezione di Ges? Chi il Dio annunciatoci da Ges? Che cosa propone, per la nostra vita e per la nostra morte, il messaggio evangelico?. Sono le domande di sempre, alle quali hanno tentato di rispondere, nel corso di duemila anni, schiere interminabili di persone. Nessuno può pretendere di avere la risposta. Tuttavia penso che ognuno debba sforzarsi di esprimere, il meno confusamente possibile, quello che la sua esperienza di vita gli abbia suggerito.
Gli ultimi sono i primi.

Alcuni esegeti propongono la seguente interpretazione di alcune parti del Nuovo Testamento: la Salvezza, la Vita Eterna, il Regno, non sono da attendere alla fine dei tempi, nellora della nostra morte, in un aldil. Sono gi da oggi presenti, qui ed ora.

Secondo Schnackemburg (Il Vangelo di Giovanni, parte II, Paideia 1981, pp. 190, 573, 578), Giovanni non stato toccato dal movimento regressivo iniziato dopo Paolo nel cristianesimo ellenistico che ha ricondotto a intendere la vita eterna in un senso futuro (escatologico e postmortale). Il suo concetto di vita ha tutto il suo centro nel presente. Secondo Käsemann, Giovanni annuncia al credente la vita eterna nel presente... e aggiunge la dichiarazione radicale e inaudita che il giudizio universale, tradizionalmente atteso come ultimo giorno del mondo, ha gi avuto luogo con la venuta di Ges e che, come sostenevano gli entusiasti di Corinto e gli eretici di 2 Tim 2,18, la resurrezione generale gi reale e presente (Lenigma del Quarto Vangelo, Claudiana 1977, pp. 26-28).

Per Dupont i poveri sono beati perch ora arrivato il tempo della loro consolazione. Il Regno si fatto talmente vicino che si può parlare di un ora o di un oggi... Nel pensiero di Ges, ora si oppone alla situazione precedente: finora avete sofferto, ma il tempo della salvezza arrivato ora... Le beatitudini rivolte ai poveri sono una formula di felicitazione, i guai ai ricchi sono un dichiararli infelici e degni di compassione... Il tempo di Ges era il tempo di una possibilit meravigliosa offerta agli uomini che ascoltavano la Buona Novella: le promesse di felicit e di salvezza vengono adempiute, ora, oggi (Le Beatitudini, III, Paoline 1992, pp. 41, 161, 226, 1056).

Il Regno oggi, nel 2002? La Vita Eterna oggi? Se ne può forse fare unesperienza individuale. Leternit si rende presente nellistante pienamente vissuto. Quando mi dono e mi espongo totalmente faccio anche esperienza di uneternit presente (Moltmann, Lavvento di Dio, Queriniana 1998, p. 320). Nel tuo presente sempre contenuto il senso della storia, e tu non puoi guardarlo come uno spettatore, ma solo nelle tue decisioni responsabili. In ogni momento dorme la possibilit di essere il momento escatologico. Tu devi risvegliarlo (Bultmann, Storia ed escatologia, Bompiani 1962, p. 176).

Ma possibile immaginare un Regno presente, anche a livello collettivo, politico? La possibilit meravigliosa di cui parla Dupont una folle utopia. E la beatitudine annunciata ai poveri il solito oppio atto a renderli rassegnati e sottomessi?

O non forse il mezzo pi sovversivo per distruggere in modo nonviolento la radice di ogni privilegio? Considerare i potenti come personaggi tragicomici degni di piet non forse la base per unautentica rivoluzione?

E nuovi dubbi si affacciano: una tale visione non oscilla tra il sogno utopico, il misticismo individuale e un cristianesimo ridotto a un messaggio etico, o politico, o terapeutico?

La discriminante consiste nel vedere il tutto come opera unicamente di Dio. Noi, qualsiasi cosa facciamo, possiamo solo vantarci delle nostre debolezze, poich siamo servi inutili (2 Cor 12,9; Lc 17,10). La storia delle nostre rivoluzioni dovrebbe insegnarci qualcosa. Solo Dio il rivoluzionario che rovescia i potenti (Lc 1,52); solo Dio misericordioso e nonviolento (Lc 6, 35-36); solo Dio radicalmente povero (Fil 2,6-Cool; solo Dio rende possibile la liberazione dalla schiavit del denaro (Mc 10,27).

Il Cristo della religione morto.

Ognuno di noi da bambino ha dovuto imparare le seguenti verit: Dio un essere gigantesco e potentissimo; il suo mestiere far miracoli; il miracolo pi spettacolare il Cristo che esce trionfante dal sepolcro; questa terra una valle di lacrime; ma se staremo buoni, dopo la morte ci aspetta il paradiso, la felicit eterna (dopo un po di anticamera); se no, linferno. Liconografia tradizionale zeppa di immagini illustranti tali verit in modo pi o meno efficace e artisticamente valido.

Questo sistema religioso si formato nel corso dei secoli e trova la sua origine gi presso alcuni autori neotestamentari. Si nota una tendenza, sempre pi accentuata, a nascondere quello che forse lautentico messaggio di Ges. Adesso come allora, sono in gioco due concezioni opposte di Dio e delluomo. Noi, come Adamo, vogliamo essere come quel dio sul quale proiettiamo il nostro egoismo, con la brama di avere, di potere e di apparire. Vorremmo un dio a immagine e somiglianza della nostra carne, insufficienza in cerca di autosufficienza; siamo invece salvati se la nostra carne diventa immagine e somiglianza della sua, che dono di s fino alla morte (Fausti, Una comunit legge il Vangelo di Giovanni I, Edb 2002, p. 161).

Gi in Luca si opera uno slittamento rispetto a quella che Dupont individua come la prospettiva originale delle beatitudini. Lora di Ges un gi-ora, quello della presenza attuale della salvezza; lora di Luca un ora-ancora, quello della prova che si prolunga, perch il tempo della salvezza non ancora giunto. Il tempo della salvezza viene collocato in un futuro indefinito e trasferito sul piano individuale, rendendo la fede pi accessibile alla mentalit individualistica del mondo ellenista (Dupont, op. cit., pp. 161, 227).

Per Paolo (I Cor 12, 8-10) il potere dei miracoli un dono tra i tanti, come la scienza, la sapienza, la profezia, la variet delle lingue ecc. Invece, nella finale non marciana del Vangelo di Marco, i miracoli accompagneranno quelli che credono.

La chiesa primitiva ha fatto suo lentusiasmo taumaturgico proprio del suo tempo. Gli ex-voto del tempio di Asclepio di Epidauro riportano 80 racconti di miracolo; la Vita di Apollonio, di Filostrato, riporta una ventina di miracoli, tra cui la resurrezione di una giovane sposa che , fin nei dettagli, simile alla resurrezione del figlio della vedova di Naim (Lon-Dufour, I miracoli di Ges, Queriniana 1990, pp. 79-91; Jeremias, Teologia del Nuovo Testamento, Paideia 1976, p. 107). Quando Giovanni Battista manda due discepoli da Ges (Lc 7,18-23), ciò che può scandalizzare non lelenco dei prodigi ma il dover vedere colui che viene come colui che porta la lieta novella ai poveri e senza che si riprenda lannuncio della vendetta di Dio di Isaia 61,2 e 35,4 (Schrmann, Il Vangelo di Luca, Paideia 1983, pp. 661-62).

Anche ora, nel 2002, siamo immersi in un mondo assetato di miracoli di ogni tipo e aneliamo a costruirci divinit che producano miracoli. Lo scandalo pi insopportabile la Buona Novella ai poveri. E quello che pi ci ripugna la non discesa di Dio dalla croce.

Ma non il figlio di Giuseppe?

Una visione miracolistica di Dio, di Ges Cristo, della Resurrezione perciò umana, troppo umana, banale, mondana, degna di un dozzinale film fantasy. E occorre anche correggere alcuni punti di vista: la nostra vita non consiste solo in prove individuali (sperando nei miracoli) in attesa delloltretomba. Ma anche vero che le prove sono una realt e, ahim, anche la morte. Il messaggio evangelico non ha niente da suggerirci? Si possono proporre alcuni spunti di riflessione.

1) Dio totalmente altro, altro anche dal nostro concetto di altro: talmente altro da essere come noi (Fausti, op. cit., p. 23).

2) Noi preferiamo sempre forse perch non accettiamo la nostra umanit concreta un essere divino che sia un po vaporoso e inconsistente. Ma il mio io unico e non può annullarsi nel generico. E Dio stesso personale e prende corpo nella singolarit di una carne. Questo per lui lunico modo per essere veramente con noi e per noi lunica possibilit di essere con lui (ibidem, p. 186).

3) In Giovanni, nel Cristo innalzato, Venerdì Santo, Pasqua, Ascensione, Pentecoste e Parusia tendono a identificarsi. Il nascondimento di Ges, gi presente nel segreto messianico di Marco, trova la massima espressione nella Croce in cui il nascosto il rivelato (Bultmann, Teologia del Nuovo Testamento, Queriniana 1992, pp. 379-89).

4) Se non sapremo deporre la nostra sapienza e farci piccoli e aperti alla rivelazione del Padre
(Mt 11,25), al momento della nostra morte diremo: Tutto qui?!, scandalizzati e delusi dalla semplicit e dalla carnalit della cosa, come i compaesani di Ges. Ma se saremo davvero risorti, troveremo con gioiosa sorpresa che levento va molto al di l delle nostre patetiche aspirazioni a trionfi prodigiosi o al pigro eterno riposo.

Dario Oitana

the gospel
Admin

: 1420
: 25/02/2008

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