È veramente risorto

      

È veramente risorto

   the gospel 12 2008 - 18:42

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Verso il grande Giubileo
&Egrave; veramente risorto

Christoph Schonborn



Un libro dell'Arcivescovo di Vienna commenta la prima parte del Catechismo. Proponiamo il capitolo sulla Resurrezione, un avvenimento che ha lasciato tracce storicamente constatabili. Una testimonianza di fede che risponde alla ragione in un'epoca che ha Bultmann come maestro di una fede che oblitera la ragione
Ma se Cristo non resuscitato, allora vana la nostra predicazione ed vana anche la vostra fede. Ci&ograve; che san Paolo scrisse ai Corinzi vale anche oggi: Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere pi di tutti gli uomini (1 Cor 15, 14.19).
La nostra fede sarebbe senza fondamento se Cristo fosse morto ma non risorto. Se Cristo fosse rimasto nella morte, allora la sua croce sarebbe stata una morte crudele e senza senso, che non ci avrebbe redenti da nulla. Il nostro amore sarebbe indirizzato ad un morto, ad un cadavere, la nostra fede sarebbe il ricordo di un uomo del passato, non di colui che ha detto: Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 20). Potremmo riporre la nostra speranza solo su questa vita e dovremmo dire: Mangiamo e beviamo, perch domani moriremo (1 Cor 15, 32).
Ora, invece, Cristo resuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti (1 Cor 15, 20). Il mistero pasquale, la morte e la resurrezione di Ges (CCC 638) il punto centrale della nostra fede. Come Ges veramente morto, cos&igrave; veramente risorto. In verit il Cristo risorto apparve solo a testimoni scelti da lui, mentre tutti in Gerusalemme lo videro morire sulla croce. Tuttavia la sua resurrezione un avvenimento che ha lasciato tracce storicamente constatabili.
La prima traccia il sepolcro vuoto (CCC 640). I discepoli di Ges a Gerusalemme non avrebbero potuto parlare della sua resurrezione neanche per un giorno se l'avvenimento del sepolcro vuoto non fosse stato noto e visibile a tutti. In realt la tomba vuota non dimostra ancora che Ges risorto. Il suo cadavere avrebbe potuto essere stato trasportato via (cfr. Mt 28, 15; Gv 20, 13-15).
Solo le apparizioni di Ges davanti ai discepoli chiariscono l'assenza del suo corpo nel sepolcro: Non qui, resuscitato (Lc 24, 6). I testimoni delle sue apparizioni confermano, con tutte le differenze dei vari racconti, che Ges apparso loro vivente, visibile, palpabile, tanto da poterlo riconoscere dalle sue ferite (Gv 20, 27). Allo stesso tempo essi testimoniano che il corpo di Cristo non era il corpo terreno tornato di nuovo in vita (CCC 645-646). Dalle sue apparizioni possiamo intuire come sar un giorno, alla resurrezione dei morti, anche il nostro corpo glorioso (CCC 999).
Cristo veramente risorto! Questa certezza della fede il fondamento della nostra speranza. Essa conferma che veramente Ges il Figlio di Dio (CCC 653), che le sue parole sono affidabili e vere, che egli possiede la potenza di rimettere i peccati, e che egli morto per noi, per me. Poich Cristo risorto, egli rimane presente nella Sua parola, nella comunione della Chiesa, nei poveri e nei sofferenti, nei Sacramenti, nel sacerdote e soprattutto sotto le specie eucaristiche (CCC 1373): egli in voi, speranza della gloria (Col 1,27).

di Christoph Sch&ouml;nborn, che stato segretario della redazione che ha elaborato il Catechismo della Chiesa cattolica
Libro del mese
I testimoni delle sue apparizioni confermano, con tutte le differenze dei vari racconti, che Ges apparso loro vivente, visibile, palpabile, tanto da poterlo riconoscere dalle sue ferite,di Christoph Sch&ouml;nborn, "Al centro della nostra fede. Il Credo nel Catechismo della Chiesa cattolica", Jaca Book, Milano 1997, pp.126 - .20.000


Bultmann e il grido d'allarme di Paolo VI
L'uomo che vuole credere in Dio come nel suo Dio deve rendersi cosciente che egli non ha niente in mano su cui basare la sua fede. &Egrave; sospeso nell'aria e non gli lecito chiedere una prova per la Parola che gli viene indirizzata. Perch il fondamento e l'oggetto della fede sono identici. La sicurezza pu&ograve; essere trovata soltanto con l'abbandono di ogni sicurezza, con l'essere pronto, come dice Lutero, a tuffarsi nel buio interiore (R. Bultmann, Kerygma und Mithos).
Per Rudolph Bultmann, l'esegeta tedesco che da oltre un secolo fa scuola purtroppo anche tra cattolici, nessun morto mai risorto e l'uomo moderno non potr mai credere in una risurrezione fisica del Signore. Per lui, infatti, Cristo vive nell'annuncio (kerygma), nella predicazione che genera la resurrezione alla vita, cio l'autenticit dell'esistenza, per mezzo della fede soggettiva, che consiste nel rendersi conto della propria esistenza. Bultmann dice: Ges risorto nell'annuncio (kerygma), cio nell'atto soggettivo, nella fiducia dei suoi discepoli che lo "sentivano" ancora vivo.
Al di fuori del significato che conferisce loro il kerygma (la convinzione soggettiva maturata nella coscienza dei discepoli e della comunit primitiva) la vita e l'esistenza di Ges non rivestono alcun interesse. Per Bultmann i "racconti" delle apparizioni di Ges risorto sono sviluppi mitici nati dal bisogno di vedere, di toccare, di comprendere che egli qualifica tutti come un modo di evitare la fede.
Nel 1977 Jean Guitton pubblic&ograve; una raccolta di dialoghi avuti con Paolo VI (Paolo VI segreto, ed. San Paolo, pp.152-153). Quella del settembre '77 fu l'ultima conversazione, nel corso della quale il Papa lanci&ograve; un grido d'allarme che trova conferma nella situazione attuale, dopo decenni di influsso protestante: C' un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ci&ograve; che in questione la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Ges nel Vangelo di San Luca: "Quando il Figlio dell'Uomo ritorner, trover ancora la fede sulla Terra?". Capita che escano dei libri in cui la fede in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto pu&ograve; durare ancora molto a lungo. Ci&ograve; che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e pu&ograve; avvenire che questo pensiero non-cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il pi forte. Ma esso non rappresenter mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia.
a cura di Alberto Savorana

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: 25/02/2008

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